Le Origini
panoramica epoca

Nel 1786, Hamilton riconobbe in Ponza lo scheletro di un antico sistema vulcanico. L'area dove si trova l'isola fu la prima di tutto l’arcipelago ad essere interessata, intorno a quattro milioni e mezzo di anni fa, dalle eruzioni vulcaniche.
Allora non vi era ne' questa ne' le altre isole, ma un mare con fondali poco profondi nel quale iniziarono le eruzioni. I rivoli di lava incandescente, emessi sotto il pelo dell’acqua, erano esposti a un rapido raffreddamento e si ricoprivano di una crosta vetrosa che, spinta dalla lava ancora fluida, si frammentava in scaglie.Quando gli accumuli di schegge vetrose (che sono chiamati ialoclastiti) diventavano instabili,scivolavano lateralmente e costruivano una struttura intorno al materiale fuso, isolandolo e rallentandone il raffreddamento.Il magma continuava così a fluire dal profondo e ad espandersi sotto e tra il cumulo di ialoclastiti.I bubboni di magma che risalivano in superficie e che si insinuavano tra il materiale ormai solido, solidificando a sua volta e spesso franando insieme a questo, si vedono lungo le coste di Ponza, dove l'azione erosiva ha sezionato i vari centri vulcanici.Le alte falesie dell'isola di colore bianco o giallastro (per effetto dei processi di alterazione chimica) sono formate dalla massa di frammenti vetrosi, al cui interno sono inglobati pezzi scuri di lava. Le lave emesse sott'acqua formarono la base centrale dell'isola e, benché in parte erose e rimaneggiate durante e subito dopo le eruzioni, si accumularono tra il bacino di Cala Feola a Nord e l'area di Monte Guardia, che ancora non c’era, a Sud. L'attività vulcanica deve aver concorso, insieme ad altri fattori di portata più ampia, quali i cicli climatici, a provocare le variazioni del livello del mare che lasciarono il segno sui prodotti vulcanici. Quando i vulcani cominciarono ad emergere dal mare, completando l’embrione dell’isola, le eruzioni divennero di tipo esplosivo e l'attività si concentrò nella zona dell'attuale Monte Guardia. E' probabile che sia seguito un periodo di quiete, testimoniato dall'intensa erosione subita dai prodotti delle eruzioni esplosive, coperti anche da depositi di spiaggia nell'area tra Monte Guardia e Chiaia di Luna. Le eruzioni esplosive ripresero nell'area di Monte Guardia, ormai completamente sopra il livello del mare. Ai processi di alterazione chimica dei prodotti di questa fase eruttiva si deve la formazione del deposito di bentonite all'interno di un piccolo bacino, semi isolato dal mare, nei pressi dell'attuale località La Piana, già ricordato in lavori geologici fin dal 1840. La bentonite venne scavata per molti anni dopo il 1935 nei pressi della penisola di Punta Papa, dove ancora restano i segni delle gallerie. Le ultime eruzioni, datate intorno a 900.000 anni fa, furono colate di lave viscose che si accumularono intorno al punto di emissione e formarono il rilievo di Monte Guardia. Una breve e spessa colata di lava, scorrendo a fatica e fratturandosi in giunti colonnari, curvati verso l’alto dal lento movimento, formò Punta della Guardia.

PALMAROLA

L'isola di Palmarola presenta le stesse caratteristiche di Ponza, con ammassi di vetro vulcanico, alternati a colate di lava viscosa, evidenti soprattutto nel rilievo di Monte Tramontana. A Palmarola, si trovano anche le argille che coprivano l’antico fondo marino, talvolta sollevate e inglobate nei prodotti vulcanici. Famosa fin dalla preistoria grazie alla presenza dell’ossidiana, una lava nera e compatta che fornì all'uomo i primi strumenti taglienti, Palmarola rappresenta con Ponza un esempio unico di vulcano sottomarino sezionato dall'erosione e soggetto alle variazioni del livello marino.

ORIGINI DELLE ISOLE PONTINE

con litosfera assottigliata, compresa tra Sardegna-Corsica e il bordo occidentale della penisola, sarà occupata dal Mar Tirreno, sul cui fondo si depositeranno i sedimenti che successive fasi geologiche accavalleranno fino a formare la catena Appenninica. Le fratture provocate dallo stiramento saranno tra le cause che consentiranno la formazione dei magmi in profondità e la loro risalita fino alla superficie. I vulcani dell'area laziale sono cresciuti lungo una fascia parallela alla costa tirrenica, dove lo stiramento aveva lacerato la litosfera. A partire da Nord, si trovano le aree vulcaniche dei Vulsini, dei Cimini, Vico e Sabatini, poi quelle della Tolfa, Ceriti e Manziana, quella dei Colli Albani e, a mare, delle Isole Pontine. L'arcipelago Pontino è formato da cinque isole, Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene e Santo Stefano, allineate a circa 30 km dalla costa del Golfo di Gaeta. Sono tutte di origine vulcanica, tranne Zannone, inclusa dal 1979 nel Parco Nazionale del Circeo, che ha una base di rocce sedimentarie. Intorno a Ponza, Palmarola e Zannone, la profondità del mare raggiunge gli 80 metri, mentre 15-20 km a Sud di Ponza, aumenta bruscamente fino ad oltre 2000 metri, separando geograficamente e geologicamente il gruppo delle tre isole da Ventotene e S. Stefano. Solo Ponza e Ventotene sono abitate. La prima è lunga 8 km, larga tra 200 e 1800 m e ha il punto più alto nel Monte La Guardia (280 m); la seconda è lunga 2,8 km e larga 500 m, con la quota più elevata a Punta dell’Arco(139m). Le eruzioni più antiche sono avvenute circa 4,5 milioni di anni fa, nell'area di Ponza, all'interno di un mare poco profondo. L'attività più recente di Ponza, le colate di lava di Monte Guardia, è avvenuta al di sopra del livello del mare intorno a 900.000 anni fa. L'isola di Palmarola si è formata attraverso eruzioni sottomarine, simili a quelle di Ponza, ma insieme ai prodotti vucanici si trovano anche blocchi di argilla dell'antico fondo marino, spinti verso l'alto dalle lave. L'isola di Ventotene è un piccolo frammento della parte sommitale di un vasto apparato vulcanico smembrato e quasi completamente sommerso. I prodotti più antichi visibili in superficie, datati a circa 900.000 anni fa, sono lave affioranti in località Semaforo, mentre l'ultima eruzione, avvenuta circa 200.000 anni fa, rappresenta l'evento più giovane dell'arcipelago. L'isolotto di S. Stefano, famoso per l'antico carcere fatto erigere sulla sua cima da Ferdinando IV di Borbone nel 1795, è considerato un duomo di lava, o i resti di un condotto, ricoperto dai prodotti delle eruzioni esplosive di Ventotene. NOTE STORICHE L’uomo arrivò sulle isole Pontine in epoca preistorica, attratto da una particolare lava vetrosa, di colore da bruno a nero assoluto, conosciuta col nome di ossidiana fin dal tempo dei romani.Le schegge di ossidiana furono indispensabili, dal Neolitico fino all'Età del Bronzo, per fabbricare strumenti taglienti. La presenza di imperfezioni, come le bolle lasciate dai gas vulcanici, e la difficoltà di lavorazione di un materiale così duro che veniva scheggiato a mano con mazzuoli di pietra, hanno formato intorno ai siti preistorici, come quello presente su Monte Tramontana a Palmarola, accumuli di residui e scarti di pezzi mal riusciti. Nel periodo greco le due isole maggiori furono importanti tappe lungo le rotte fra Ischia, la Toscana e la Sardegna. I Greci chiamarono Ventotene Pandoteira (dispensatrice di ogni cosa), poi modificato dai romani in Pandataria. L’arcipelago divenne romano nel 338 a.C., ma solo su Ponza, la più adatta agli approdi, si stabilì un presidio militare che acquisterà importanza nel corso della lotta contro Annibale, nel 209 a.C. Dopo le guerre puniche, i punti strategici militari persero importanza e per lungo tempo non si trovano più riferimenti alle isole Pontine negli autori latini. Di Ponza parla Varrone, nel 37 a.C., quando ricorda le coltivazioni di vite dell’isola, fatte senza sostegno di pali, come aveva visto in Asia, e dell’incredibile abbondanza di uccelli migratori nei periodi di passo. Gli insediamenti erano però impediti dalle stesse ridotte dimensioni delle isole. L'occupazione residenziale avverrà solo quando, superato il pericolo delle scorribande piratesche, i ricchi romani, dopo aver disseminato i litorali della penisola di splendide ville, allargarono il loro interesse anche alle isole, che conservarono comunque il ruolo di esilio dorato. Già nei primi anni del regno di Augusto, a Ventotene, che apparteneva al patrimonio privato dell’imperatore, nel 2 a.C. cominciarono ad arrivare i primi esiliati di rango imperiale. Grazie alla lex Julia de adulteriis del 18 a.C., gli imperatori romani mandarono in isolamento nella villa di Punta Eolo a Ventotene, mogli e madri ingombranti, quali Giulia, figlia di Augusto, Agrippina Maggiore, per sospetta infedeltà al marito Germanico, Ottavia, moglie di Nerone e Flavia Domitilla, ultima esule romana di rango, sospettata di simpatie per il cristianesimo, inviatavi da Domiziano. La possibilità di vita sulle isole per una comunità numerosa era ostacolata dalla mancanza di acqua e a questo posero rimedio i romani con la loro esperienza in impianti idraulici. Enormi cisterne, acquedotti e tunnel scavati nelle rocce vulcaniche resero possibile la vita agli abitanti delle grandi ville. A Ventotene vennero asportati 60.000 m di tufo per ottenere il bacino del porto e le vasche per l’allevamento dei pesci. La struttura e la posizione riparata del bacino e delle opere annesse, ancora visibili, sono uno straordinario esempio dell'abilità ingegneristica portuale dei romani. A Ponza, la distribuzione dell’acqua era molto articolata, data la conformazione irregolare dell’isola. Quattro acquedotti garantivano autonomia idrica raccogliendo la scarsa acqua sorgiva e quella piovana e distribuendola in innumerevoli cisterne, ricavate a varie altezze nei terrazzamenti artificiali che servivano anche da sostegno alle abitazioni di mezza costa. I resti di un acquedotto scavato nella roccia si riconoscono lungo tutto il versante orientale dell’isola e potrebbe essere ancora funzionante, se non fosse stato danneggiato da una vecchia miniera di bentonite. A Ventotene, mancando completamente le sorgenti, veniva raccolta in serbatoi l'acqua piovana. La forma dell'isola, con il centro abitato circoscritto intorno al porto, richiedeva di un solo punto di raccolta, posto quasi al centro dell'isola, e la distribuzione era più semplice, essendo le aree da raggiungere con tubature tutte a un livello più basso. Seguendo le indicazioni di Columella (I sec. d.C.), esperto di itticoltura e agricoltura, la peschiera di Ventotene era alimentata da acqua di mare e da acqua dolce derivante dagli invasi delle cisterne dei Carcerati e di Villa Stefania, situate a metà dell'isola e ancora oggi intatte. La struttura a volta dei serbatoi e dell'acquedotto, rivestita in cocciopesto, conservava l'acqua fresca e potabile per lungo tempo. Le splendide dimore residenziali romane cominciarono il loro declino con la fine del II sec. d.C. e le isole rimasero per secoli in balìa delle incursioni saracene e turche. Il difficile insediamento umano sulle isole Pontine è riconoscibile nell'agglomerato di abitazioni scavate nella roccia, alle spalle del Porto di S. Silverio a Palmarola, impostato su un nucleo di rifugi preistorici non naturali, come se ne trovano anche a Ponza. Alle grotte si sovrapposero modifiche che le trasformarono in vere e proprie abitazioni, con tipologie che richiamano lo stile delle case gitane e andaluse. Nella forma di questi ripari, si trova un sottile legame con la colonizzazione spagnola di Ponza, voluta nella prima metà del 1700 dal re di Napoli, Carlo III di Borbone, il quale aveva ricevuto l'isola, insieme ai beni dei Farnese di Parma, nella cospicua eredità pervenutagli dalla madre Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V, re di Spagna Gli interventi più recenti su questo nucleo di grotte, ora utilizzate come case di vacanze estive, saranno considerati solo fra molti secoli, se non peggioreranno ulteriormente, una testimonianza evolutiva. L'opera di urbanizzazione e popolamento delle isole Pontine, iniziata da Carlo III, continuò con Ferdinando IV, cui si deve, oltre al penitenziario di S. Stefano, la realizzazione del porto borbonico di Ponza e la struttura dell'abitato di Ventotene. Il carcere di S. Stefano venne progettato dall’architetto Francesco Carpi, che ricalcò altri suoi progetti ispirati alle opere di Antonio Winspeare. Ultimato nel 1795, il carcere, con una forma a ferro di cavallo e 99 celle distribuite a raggiera su tre piani, più numerosi edifici di servizio, sorge sulla cima dell'isolotto. La struttura, ora completamente in rovina, ha acquisito nel tempo un'eleganza che forse non aveva nemmeno all'epoca di costruzione e, superata l'infelice destinazione originaria, per la sua suggestiva collocazione e testimonianza storica, meriterebbe un intervento di salvaguardia. Per destino di molte isole, anche le Pontine conservarono a lungo il triste ruolo di colonie penali. Restituite ai Borbone nel 1815 con il trattato di Vienna, Ponza, nel 1820, e Ventotene, nel 1825, divennero luogo di relegazione. Dopo l'annessione al regno d'Italia, il domicilio coatto venne abolito, ma a Ventotene continuarono a arrivare prigionieri fino a dopo la prima guerra mondiale. ll regime fascista ripristinò il confino a Ponza nel 1928 e, nel 1939, a Ventotene. Da qui, nel 1942, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli scrissero e diffusero clandestinamente il "Manifesto per un'Europa libera e unita". Tra i dissidenti del regime, a Ponza furono inviati Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia e Umberto Terracini. Il carcere di S. Stefano ebbe tra i suoi molti ospiti politici, Sandro Pertini, Camilla Ravera e Luigi Longo. Persino Mussolini conobbe l'isolamento di Ponza, dal 27 luglio al 7 agosto 1943, prima di essere trasportato al Gran Sasso. Ai nostri giorni, le isole pagano la loro vicinanza alla costa con l'assalto massiccio del turismo, ma nei mesi più tranquilli la loro bellezza emerge sopra le nuove villette e le antiche case, tutte irrimediabilmente chiuse dopo il breve periodo di ferie. Molti resti di epoca romana di Ponza sono ormai accerchiati e sommersi dagli edifici moderni. Restano intatti i tunnel stradali, ancora oggi utilizzati, e le grotte di Pilato, un'ampia peschiera scavata nella roccia per la raccolta dell'acqua destinata a una vicina villa. A Ventotene, numerosi negozi vivacizzano ancora i ripari scavati nel tufo vulcanico intorno al porto romano, mentre i muri di Villa Giulia, appoggiati sopra i prodotti dell'ultima eruzione dell'isola, dominano i bagnanti di Punta Eolo, tenuti lontani da un solido recinto. Gli uccelli migratori vi fanno ancora tappa come ai tempi di Varrone, anche se la caccia sulle isole è abbondantemente diffusa. Le rocce vulcaniche, testimoni di una storia più lunga di quella umana, coperte dalla profumata macchia mediterranea, formano verso il mare scogliere e dirupi, interrotti da splendide spiagge.

http://vulcan.fis.uniroma3.it/italia/lazio/isole/introd.html

 

Lo studio geologico delle rocce e dei depositi fa risalire la nascita dell'Arcipelago Pontino tra la fine del Terziario e il Quaternario antico. La formazione delle isole sarebbe avvenuta in un processo durato almeno 500 mila anni

La diversa natura delle rocce che costituiscono le isole Pontine, e l’oggettiva distanza che separa i due sottogruppi dell’ Arcipelago (quello nordoccidentale di Ponza, Palmarola, Zannone, Gavi, e quello sudorientale di Ventotene e Santo Stefano) dimostrano che l’origine delle isole non fu’ conseguenza di un unico fenomeno, ma da processi legati a piu’vulcani.

ETA’ PREISTORICA        

 

 

                        

Grazie alle ricerche condotte nell’isola di Ponza dall’archeologo Schneider e dal figlio, sono stati rinvenuti alcuni reperti ceramici che testimoniano la presenza nell’isola di insediamenti capannicoli che si fanno risalire all’Età del Bronzo Antico e al Neolitico.

Le isole Pontine, inoltre, vennero a far parte dell’antica “via dell’ossidiana”; la scura roccia vetrosa, di cui era ricca l’isola di Palmarola, veniva trasportata a Ponza e a Zannone e qui lavorata.

Molti ritrovamenti, anche recenti, nella zona tra Sabaudia e San Felice Circeo hanno dimostrato la ptovenienza isolana dell’ossidiana, utilizzata per la realizzazione di utensili e strumenti di difesa.
XII-XI SECOLO a.C.                     

 

 

         

I Fenici furono i primi a stabilire a Ponza uno scalo merci con la terra ferma; seguirono gli Aurunci, gli Ausoni che abitavano in grotte da loro stessi costruite, ed infine gli Enotri da cui le Isole furono chiamate “Enotrie”.

Tracce archeologiche, che attestano la presenza greca sull’isola, sono state riscontrate nella Tomba a Ipogeo, sulla collina Guarini che si protende a picco sulla baia di Chiaia di Luna, e nella Grotta dei Geroglifici nella rada di Sant’Antonio.

Inoltre furono proprio i Greci a dare inizio alla costruzione dei primi acquedotti, completati successivamente dai Romani.

ETA’ ROMANA

VIII-VII SECOLO a.C.                    

 

 

 

           

La posizione geografica nel Tirreno, fece delle Isole una tappa per approvvigionamenti, soprattutto idrici, per le colonie greche, impegnate nelle rotte commerciali tra Ischia, colonia greca, e l’Isola d’Elba, miniera del ferro. Alla fine di questo periodo si fa risalire la creazione dei nomi “Pontia” e “Pandateria” oggi Ventotene.

Sull’origine del nome Ponza ci sono diverse versioni; il nome sembra derivare dal greco “Pontium” che significa marina, tradotto poi dai Latini in “Pontia”.

Secondo un’altra versione, poiché i Greci chiamavano Ponza Isola EEA, come attesta Omero nell’Odissea, probabilmente il termine Pontino nasce dalla trasformazione nel tempo di Pometinus in Pomtinus ed infine Pontinus.

VI SECOLO a. C.

 

Nell’ I° Trattato Romano Cartaginese (509 a.C.), si definiscono i confini costieri dell’area del dominio di Roma; tra questi compare Anzio, da qui l’ipotesi che le Isole Pontine vennissero sfruttate dai Romani come punto strategico per il pattugliamento.
V SECOLO a. C.

 

 

I Volsci, che per almeno tre secoli contrastarono l’espansione dei Romani a sud del Tevere, si impadronirono di Anzio e Ponza fu scelta come luogo di approdo. La presenza dei Volsci a Ponza è testimoniata da Livio: “Volsci Pontias, insulam sitam in cospectu litoris sui, incoluerunt”. Ai Volsci si fanno risalire le Mura Poligonali della collina della Madonna.
IV-III SECOLO a. C.

 

 

Nel 338 a. C. i Romani sconfiggono definitivamente i Volsci ad Anzio. Tutto l’arcipelago è conquistato e nel 313 Ponza diviene colonia latina con spiccate caratteristiche militari; nel 209 (Seconda Guerra Punica) Ponza fu una delle diciotto colonie latine su trenta a sostenere Roma contro i Cartaginesi, inviando aiuti in uomini e navi nella lotta contro Annibale.

II-I SECOLO a. C.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’ ultimo secolo della Repubblica, periodo successivo alle Guerre Puniche, l’attenzione alle isole era rivolta soprattutto allo sfruttamento delle risorse naturali, in ogni modo non così profiquo da portare al formarsi di insediamenti intensivi.

Nella seconda metà del I secolo, a.C. avendo Anzio bloccato il traffico piratesco, la costa diviene una meta turistica con il conseguente sorgere di ville.

Per tutta la durata dell’egemonia romana, anche le Isole ebbero un’invidiabile prosperità. L’inizio dello sfruttamento edilizio delle isole di Ponza e Ventotene si fa risalire ai primi anni del regno di Augusto; quest’ultimo con la Lex Julia le trasformò in luogo di esilio per le famiglie imperiali.

La costruzione romana più caratteristica a Ponza è conosciuta con il nome di “Grotte di Pilato”, visibili   dal Faro. Esse sono costituite da numerose piscine collegate tramite canali per il ricambio delle acque, in cui venivano allevate murene. Probabilmente il Murenario apparteneva alla soprastante villa di epoca Augustea di Punta della Madonna.

 

Nel I secolo a.C. fu ridisegnata la topografia dell’isola di Ponza. La scelta della rada di Santa Maria, per la sua posizione maggiormente protetta dalle correnti e dai venti, come luogo di trasformazione per il porto, obbligò la realizzazione di strutture (tunnel, tagli stradali…) atte a collegare la zona al resto dell’isola, consentendo a sud-est la fruizione fino a Punta della Madonna, a nord l’accesso alle Forna, dove era ubicato l’acquedotto.

Attualmente il golfo di Santa Maria si è in parte insabbiato, ma a circa 100 metri dalla riva, affiorano strutture murarie in “Opus Reticolatum”, che costituivano parte dei moli dell’antico porto romano.

I Romani organizzarono nella baia di Chiaia di Luna un porto ausiliario, oggi scomparso, sfruttato a secondo dello spirare dei venti.

I tunnel di maggior pregio, realizzati in epoca romana, sono tre: due si trovano nei pressi di Giancos ed il terzo, lungo circa 170 metri, conduce da Santa Maria alla Cala di Chiaia di Luna. Le pareti del tunnel sono in “Opus Latericium” e “Reticolatum”.; ampie prese d’aria, poste alla sommità, garantivano la luce internamente.

I Romani inoltre, costruirono ingegnose opere idrauliche. Un imponente acquedotto, ad oggi parzialmente rovinato dallo sfruttamento della cava di bentonite, convogliava l’acqua da Le Forna fino a Cala Inferno, quindi fino a Sant’Antonio e Santa Maria attraverso un sistema di cunicoli fino al porto.

Oltre agli acquedotti pubblici si sono conservate molte cisterne, che appartenevano ad altrettante ville; si tratta di ambienti a più navate, con copertura a crociera.

Per quanto riguarda gli insediamenti residenziali di epoca romana, per lo più appartenenti al periodo Augusteo, a Ponza, la tipologia è strettamente condizionata dalla conformazione geomorfologica ed orografica dell’isola; ciò spiega i resti di molte strutture murarie legate ad opere di terrazzamento piuttosto che ad impianti di tipo residenziale.

La diffusione di culti orientali in Età Imperiale è testimoniata a Ponza dai resti ben conservati del Mitreo, che attraverso ornamenti di stucco colorati raffigura i segni dello Zodiaco.
ETA’MEDIOEVALE
503 

 

Fonti storiche attestano di un Concilio in questa data che si svolse a

Ponza; questo a testimonianza che a quest’isola era già rivolta l’attenzione del mondo Cristiano, ancor prima che gli eventi storici la portarono ad essere una meta di rifugio.
537

 

 

 

 

 

 

 

 

Sarebbe deceduto a Ponza papa Silverio, ora patrono dell’isola. Il suo pontificato fu molto breve, condizionato dalle lotte politiche (tra Bizantini ed Ostrogoti) e religiose di quegli anni. L’imperatrice Teodora lo fece accusare falsamente di tradimento, spogliato delle vesti papali fu esiliato quindi a Ponza dove visse nella preghiera secondo la regola benedettina.

 

572

 

 

Da questa data, per sfuggire ai Longobardi che si erano protratti fino in Campania, i rifugiati scelsero come meta Ponza e Ventotene. Le lotte che perversarono tra Longobardi, Bizantini, Goti, Visigoti, Vandali, e che si susseguirono nel Tirreno per tutto il Medioevo, coinvolsero indubbiamente anche il destino dell’Arcipelago.

Ponza e in minor misura Ventotene, oltre ad essere un luogo di sicuro rifugio, rispecchiavano quei valori di pietas atti alla ricerca della pace dell’anima. Questo rende chiara la ragione dell’arrivo di monaci ed eremiti, che si fecero fondatori di chiese e monasteri.

813 
I Saraceni sbarcarono a Ponza, depredando l’abitato e catturando, come schiavi molti abitanti, compresi i monaci del convento benedettino di Santa Maria
915   
I Saraceni furono sconfitti da una Lega guidata da papa Giovanni X.

Il Lazio e di conseguenza le Isole ebbero un periodo di rinnovata tranquillità, testimoniata da una rinascita del monachesimo. Documentazioni storiche attestano la consistenza di insediamenti monastici Benedettini a cui subentrarono successivamente i Cistercensi.

1063 
Per tutto l’XI secolo forono fatte numerose concessioni da parte dei duchi di Gaeta ai monaci benedettini e alla diocesi di Gaeta. A questa data risale la donazione fatta dalla duchessa Maria e dal figlio Atenulfo II al monastero di S. Teodoro e Martino di tutta l’isola di Ponza.
1214 

In questo anno la concessione appena citata, fu confermata.

1223

 

 

Onorio III impose a tutti i monaci benedettini l'obbedienza all’abbazia Cistercense di Fossanova. Tutti i conventi insulari di conseguenza subirono tale trasformazione.

Ancora oggi sono visibili strutture che concretizzano la presenza di antichi monasteri: i Cistercensi edificarono a Ponza il loro convento nella zona di Santa Maria, sulle rovine di un’antica villa romana; si sono conservate tre ampie stanze di questo convento, attualmente incorporate ad abitazioni private. Importante anche l’antico monastero di Santo Spirito a Zannone.

1243
Papa Innocenzio IV chiede al cenobio cistercense di San Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane d’incorporare nel suo ordine il monastero di Santa Maria di Ponza.
1249
Il monastero di S. Angelo di Gaeta risulta sottomesso al monastero di Santa Maria di Ponza.

ALTO MEDIOEVO E RINASCIMENTO

Il XIII secolo rappresentò dunque l’apice di un periodo di rinascita. Dal XIV secolo in poi il destino delle isole fu fortemente condizionato dalla presenza incontrastata dei pirati, che prevalsero su quella dei monaci, che cominciarono ad abbandonare le isole.
1295 

                                                                  

A Gaeta fu' costruito il monastero di Santo Spirito di Zennone, a ricordo di quello abbandonato a Zannone; ugualmente a Formia fu fondata la chiesa di Santa Maria di Ponza e Sant’Anastasio per ricordare l’omonimo monastero cistercense ponzese. Con questi due trasferimenti ebbe fine la presenza monastica sulle Isole. Inizia un esodo degli abitanti verso il continente.
1454

Alfonso I d’Aragona scaccia i monaci da Ponza; che sono costretti a rifugiarsi a Formia, dove costruiscono la chiesa di Santa Maria di Ponza.

1477                                                                    
Allo scopo di una riorganizzazione ed un ripopolamento, Sisto IV concesse le isole in enfiteusi, a tre nobili napoletani; tra questo Alberico Carafa, vero enfiteuta, favorì l’immigrazione di alcune famiglie facendo edificare in Ponza una torre ed un forte in località “il Cantinone”.
1479
Il 23 giugno papa Sisto IV, rinforzando l’obiettivo del mantenimento della popolazione sulle Pontine, firmò una bolla che accordava privilegi a chi le avesse abitate.
1542

 

 

 

 

 

Il 26 marzo Paolo III (Farnese) concesse il titolo dell’abbazia di Santa Maria di Ponza al nipote cardinale Alessandro Farnese, che concesse l’Arcipelago “a titolo di feudo”. I Farnese, fecero riconfermare i vantaggi che già Sisto IV aveva concesso agli isolani, noti, infatti, come “Privilegi Farnesiani”.

Con l’arrivo di nuovi coloni, aumentando la popolazione, si scelse la sporgenza della Madonna come luogo di insediamento, proponendo la realizzazione di una cortina di muraglia e di torri a scopo difensivo.

La gestione del feudo però fu contrastata fortemente da rinnovate scorrerie piratesche africane che si susseguirono nella prima metà del XVI secolo.

1543
Sbarco sull’Arcipelago di Khayr-ad-Din detto Barbarossa.
1552                                                                    
Ponza subi’ un ennesimo attacco da parte dei pirati, guidati da Dragut, che sbarcato sull’isola fece stragi e schiavi.
1556

 

 

Le autorità di Napoli sollecitarono il Papa ad interessarsi ad un progetto di difesa delle isole di Ponza e Palmarola: l’architetto cinquecentesco Francesco de’Marchi approdò a Ponza, facendo dei rilievi e delle proposte; in questo contesto si inserisce la scelta della sporgenza della Punta della Madonna come luogo idoneo al sorgere della città. Sotto il profilo territoriale e difensivo si propose la realizzazione di una cortina di muraglia e torri, secondo i criteri urbanistico-militari dell’epoca.

1557
Navi turche utilizzarono Ponza come base per scorrerie nel Golfo di Napoli.
1572 

 

 

                                                                  

Fu inviato a Ponza Bartolomeo Ceva da Ottavio Farnese allo scopo di riorganizzare l’assetto amministrativo e militare. Il duca Ottavio fece disegnare dai geografi i primi rilievi dell’arcipelago.

Nello stesso anno, alcuni coloni, mandati dai Farnese sull’isola, si stabilirono nei pressi di una torre rotonda (ora sommersa), innalzata su un’isoletta collegata al molo, abitando vecchie grotte e scavandone di nuove.

1574
Il governatore di Gaeta Luis De Barrientos accertava l’esistenza, oltre la torre rotonda, anche di una torre quadrata, posizionata a Punta della Madonna.
1605
Carlo Gonzaga, duca di Neveres, progetto’ di stabilire a Ponza una base per la flotta pontificia, per stroncare la pirateria turca, ma la sua proposta non fu accolta.
1650
I Saraceni espugnarono nuovamente Ponza facendo saltare con barili di polvere da sparo la Torre di Guardia del porto, che era sul molo, oggi non più esistente.
1695
Ponza venne, per breve tempo, presa dai Francesi che la trasformarono in un avamposto navale, allo scopo di interrompere le comunicazioni tra il Regno di Napoli e la Spagna; poco dopo le truppe spagnole del duca di Najera la riconquistarono.
1696
Il Trattato di Rijswijk riconobbe ai Farnese la sovranità sull’Arcipelago.

DALLA COLONIZZAZIONE BORBONICA ALLA RESTAURAZIONE

1734

 

 

 

 

 

 

Elisabetta Farnese cede al primogenito Carlo III di Borbone, già re di Napoli da tre anni, ogni diritto sui cespiti farnesiani, tra cui anche le Isole Pontine.

Giuridicamente, queste ultime passavano dall’infeudalesimo del primo Farnese alla definizione di un patrimonio privato dei Borboni.

 Il 30 ottobre Carlo III accorda ai coloni ischitani vantaggi perché risiedano sull’isola di Ponza.

Nell’attesa di assegnazioni in enfiteusi perpetua, i coloni incominciarono a ripopolare le isole, occupando in principio grotte. Definite tali assegnazioni, per decreto reale, rimaneva al re, nella sua duplice condizione di monarca e proprietario privato, la zona attuale de “Le Forna”; i servizi della collettività si articolarono linearmente lungo Punta della Madonna.

1759

 

Il 6 ottobre Carlo III diventa re di Spagna, lasciando il trono di Napoli al figlio Ferdinando IV, che decise di trasformare le Isole Pontine in floride colonie, portando avanti un progetto difensivo ed urbanistico di notevole carattere socio- economico. Non soltanto allo scopo di un ripopolamento e di uno sviluppo economico, ma anche al fine di un’affermazione della sovranità dei re di Napoli contro le pretese dello Stato Pontificio sul territorio pontino.
1768-1770
Si eseguirono rilevamenti e si elaborarono progetti per il porto di Ponza e di Ventotene, la cui realizzazione fu affidata al maggiore del genio Antonio Winspeare, assistito dall’ing. Francesco Carpi.
1770

Le isole vengono assegnate alla diocesi di Gaeta.

1771

 

 

Le migrazioni verso le isole, iniziate già dal 1734, vengono ad aumentare in modo sostanziale con la decisione di mandare a Ponza e a Ventotene gli abitanti dei comuni vesuviani colpiti dall’eruzione del vulcano.

Come altre zone già insediate, anche Le Forna, nucleo rurale, venne riorganizzato, sotto il coordinamento del Carpi;

1772-1780                                                    
Inizialmente per motivi di difesa fu costruito a Le Forna il Forte Papa, oggi in rovina. Con la crescita della popolazione insediata si realizzò in maniera definitiva la strada di collegamento con Ponza- porto, la scalinata per giungere a Cala Inferno e la chiesa neoclassica dell’Assunta (1772-1774).
1775 

 

 

Si diede inizio ai lavori per l’esecuzione del porto di Ponza, seguendo i disegni del Winspeare; le realizzazioni del nuovo molo con la lanterna, dell’abitazione del Governatore, dei magazzini (oggi Caserma dei Carabinieri), della chiesa neoclassica della SS.Trinità e dell’edificio Governativo, diedero una caratteristica del tutto nuova all’assetto urbanistico.

1778
Il vescovo di Gaeta, Pergamo, consacra la chiesa di Ponza alla Trinità, a San Silverio e a Santa Domitilla.
1779
Completamento delle opere murarie del porto di Ponza.
1789

Il censimento fatto in questo anno rileva che a Ponza vivevano 969 abitanti.

Ultimi anni del 1700 

 

 

                            

Lo sviluppo di Ponza subì un grave arresto a causa di una crisi economica e per l’insorgere della Rivoluzione Francese e la discesa di Napoleone in Italia

A Napoli i rivoluzionari, appoggiati dalle truppe napoleoniche, proclamarono la Repplubica partenopea, costringendo i Borboni a ritirarsi sotto la protezione della flotta inglese.

I militari in servizio a Ponza, guidati da Luigi Verneau e dallo stesso Francesco Carpi, aderirono al governo repubblicano di Napoli.

1799

 

 

Luigi Vernau, dopo la fallita rivoluzione libertaria partenopea antiborbonica, fu impiccato a Ponza.

Poco dopo gli Inglesi, dopo aver conquistato Procida ed Ischia, sbarcarono a Ponza, stabilendo un’amministrazione borbonica, presieduta dal De Curtis. Con il ritorno di Ferdinando si ristabilì la pace sull’isola.

1806
I Francesi rioccuparono l’Italia meridionale; Ferdinando, sotto la protezione degli Inglesi, riuscì a mantenere il controllo sulle isole di Capri, Ischia, Procida e Ponza.
1807 
Il Principe di Canosa assunse il governo di Ponza con lo scopo di organizzare, con i corpi militari nell’isola, la liberazione di Napoli dal dominio francese
1808 

 

Subito dopo la caduta di Capri, anche Ponza finì nelle mani dei Francesi: il Murat, a cui si deve l’introduzione sull’isola del telegrafo (a Monte Guardia), elevò Ponza a Comune, confermando ai Ponzesi le franchige stabilite dai Borboni. Malgrado questo, lo stesso Murat non riuscì a debellare gli attacchi della pirateria, che continuarono ad influire negativamente sullo sviluppo di Ponza.
1813 
Gli Inglesi conquistarono Ponza e l’ammiraglio Carlo Napier venne nominato conte dell’isola. Gli Inglesi riorganizzarono le fortificazioni in una località di Ponza nei pressi di monte Core, denominata tutt’oggi campo inglese.
1815                                                                    
IL trattato di Vienna (29 aprile) restituì le isole ai Borbone. Ferdinando, con atti successivi del 14 agosto 1815 e del 30 gennaio 1817, ne confermò la cessione al patrimonio del regno.
1816                                                                    

Le isole vennero confermate comuni da Ferdinando.

1820                                                        
Ponza divenne luogo di confine per i relegati. In questo periodo di tempo, fino al 1859, la popolazione a Ponza salì a 2375 unità.
1837
Una violenta epidemia di colera colpì Ponza, senza però incidere in modo sostanziale sullo sviluppo della popolazione.
1857 

 

Il 16 giugno sbarca sull’isola il Mazziniano Carlo Pisacane; il suo scopo era quello di reclutare volontari tra i relegati politici per liberare il Cilento dall’oppressione borbonica, ma la sua impresa fallì, non avendo trovato appoggio da parte dei contadini sul luogo dello scontro.
1860 
Garibaldi, avanzando da Marsala costrinse il nuovo re di Napoli Francesco II a ritirarsi a Gaeta; il parrocco di Ponza Giuseppe Vitiello, capo del partito clerico-borbonico, fornì supporto agli assediati di Gaeta. Francesco II, abbandonato dai Francesi, dovette arrendersi e così Ponza entro’ a far parte del regno d’Italia.
1881 
Lo sviluppo demografico era in continua crescita, in questo anno Ponza contava 3739 abitanti.
1868-1898                                                     
Il Sindaco di Ponza è il De Luca; rappresenta un periodo di crescita per l’isola: viene completato il cimitero a Punta della Madonna e si portano a termine i trafori di Giancos e di Sant’Antonio.

ETA’CONTEMPORANEA

Primi anni del 1900                              
Nell’età Giolittiana, Ponza continua a progredire economicamente: sorgono nuovi cantieri ed il continuo aumento di popolazione incrementa la crescita dell’edilizia pubblica. Questo sviluppo nel campo della costruzione di nuovi edifici è testimoniato dalla frequente presenza di palazzi liberty, caratteristici degli anni venti, nei centri storici dell’isola.
1901 
Ponza conta 4620 abitanti.
1904
Costatato il ruolo di centro turistico che Ponza va via via assumendo, inizia il primo collegamento regolare estivo Span, Anzio-Ponza-Napoli, con il Lampo.
1906
Su progetto del 1900, viene iniziata la ristrutturazione del bacino portuale.
1915-1918 
Con lo scoppio della I Guerra Mondiale, gli scambi commerciali subirono un rallentamento e quindi l’isola risentì di un calo economico. Durante un conflitto a largo di Zannone, 35 Ponzesi persero la vita con l’affondamento del veliero a motore “Corriere di Ponza” silurato da un sottomarino tedesco.
1925

Sotto il periodo fascista fu costruita una piccola centrale elettrica. Nello stesso anno è resa carrabile la strada che collega Ponza Porto con l’abitato de Le Forna.

1934

Mussolini relego’a Ponza gli oppositori più pericolosi.
1935
I confinati politici di Ustica furono trasferiti a Ponza.
1931
La popolazione di Ponza raggiunge il massimo storico di 6827 abitanti. Durante la seconda guerra mondiale, inizia un costante esodo della popolazione esistente.
1934

Proseguono i lavori di ristrutturazione del bacino portuale con la sistemazione della banchina e dello scalo.

L’Arcipelago pontino, prima compreso nella Prefettura di Caserta, in questo anno fu assegnato alla nuova Circoscrizione di Littoria (divenuta Provincia con il nome di Latina nel 1945).

1935                                                        
Ha inizio l’attività della miniera di bentonite a Le Forna.
1941                                                                   
Ponza divenne nuovamente luogo di confino
1942
Vengono inviati a Ponza prigionieri greci, albanesi e slavi.
1943
Il 24 luglio il piroscafo “Santa Lucia” fu affondato da un aereosilurante. Mussolini è a Santa Maria. L’8 settembre gli Inglesi stabilirono a Ponza un centro logistico in vista delle operazioni su Anzio e Nettuno. Dopo la seconda Guerra Mondiale, la povertà che investì l’isola, indusse molti Ponzesi ad emigrare in America
1950
L’attività turistica aumento’ fortemente, grazie al ripristino del collegamento con Anzio.
1956
Viene completata la realizzazione del braccio esterno frangiflutto del porto.
1970
Sono stati eseguiti i rilievi aerofotogrammetrici essenziali per un’approfondita immagine del territorio.
1975 
Viene chiusa la miniera per l’estrazione di bentonite della cava in località Le Forna.

In questo anno si è dato inizio alla pianificazione urbanistica, avvalorata dalla formulazione del secondo Piano Regolatore di Ponza, adottato nel 1983

 Si Ringrazia lo studio LEMME e lo studio MORLACCHI per le notizie qui di seguito riportate

 


 
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