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Lo
studio geologico delle rocce e dei depositi fa risalire la nascita
dell'Arcipelago Pontino tra la fine del Terziario e il Quaternario
antico. La formazione delle isole sarebbe avvenuta in un processo
durato almeno 500 mila anni
La
diversa natura delle rocce che costituiscono le isole Pontine, e
l’oggettiva distanza che separa i due sottogruppi dell’ Arcipelago
(quello nordoccidentale di Ponza, Palmarola, Zannone, Gavi, e quello
sudorientale di Ventotene e Santo Stefano) dimostrano che l’origine
delle isole non fu’ conseguenza di un unico fenomeno, ma da processi
legati a piu’vulcani.
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Grazie
alle ricerche condotte nell’isola di Ponza dall’archeologo Schneider e
dal figlio, sono stati rinvenuti alcuni reperti ceramici che
testimoniano la presenza nell’isola di insediamenti capannicoli che si
fanno risalire all’Età del Bronzo Antico e al Neolitico.
Le
isole Pontine, inoltre, vennero a far parte dell’antica “via
dell’ossidiana”; la scura roccia vetrosa, di cui era ricca l’isola di
Palmarola, veniva trasportata a Ponza e a Zannone e qui lavorata.
Molti ritrovamenti, anche recenti, nella zona tra Sabaudia e San Felice
Circeo hanno dimostrato la ptovenienza isolana dell’ossidiana,
utilizzata per la realizzazione di utensili e strumenti di difesa. |
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I
Fenici furono i primi a stabilire a Ponza uno scalo merci con la terra
ferma; seguirono gli Aurunci, gli Ausoni che abitavano in grotte da
loro stessi costruite, ed infine gli Enotri da cui le Isole furono
chiamate “Enotrie”.
Tracce archeologiche, che attestano la presenza greca sull’isola, sono state riscontrate nella Tomba a Ipogeo, sulla collina Guarini che si protende a picco sulla baia di Chiaia di Luna, e nella Grotta dei Geroglifici nella rada di Sant’Antonio.
Inoltre furono proprio i Greci a dare inizio alla costruzione dei primi acquedotti, completati successivamente dai Romani.
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La
posizione geografica nel Tirreno, fece delle Isole una tappa per
approvvigionamenti, soprattutto idrici, per le colonie greche,
impegnate nelle rotte commerciali tra Ischia, colonia greca, e l’Isola
d’Elba, miniera del ferro. Alla fine di questo periodo si fa risalire
la creazione dei nomi “Pontia” e “Pandateria” oggi Ventotene.
Sull’origine
del nome Ponza ci sono diverse versioni; il nome sembra derivare dal
greco “Pontium” che significa marina, tradotto poi dai Latini in
“Pontia”.
Secondo un’altra versione, poiché i Greci chiamavano Ponza Isola EEA,
come attesta Omero nell’Odissea, probabilmente il termine Pontino nasce
dalla trasformazione nel tempo di Pometinus in Pomtinus ed infine
Pontinus.
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Nell’ I° Trattato Romano Cartaginese (509 a.C.), si definiscono i
confini costieri dell’area del dominio di Roma; tra questi compare
Anzio, da qui l’ipotesi che le Isole Pontine vennissero sfruttate dai
Romani come punto strategico per il pattugliamento. |
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I Volsci, che per almeno tre secoli contrastarono l’espansione dei
Romani a sud del Tevere, si impadronirono di Anzio e Ponza fu scelta
come luogo di approdo. La presenza dei Volsci a Ponza è testimoniata da
Livio: “Volsci Pontias, insulam sitam in cospectu litoris sui, incoluerunt”. Ai Volsci si fanno risalire le Mura Poligonali della collina della Madonna. |
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Nel
338 a. C. i Romani sconfiggono definitivamente i Volsci ad Anzio. Tutto
l’arcipelago è conquistato e nel 313 Ponza diviene colonia latina con
spiccate caratteristiche militari; nel 209 (Seconda Guerra Punica)
Ponza fu una delle diciotto colonie latine su trenta a sostenere Roma
contro i Cartaginesi, inviando aiuti in uomini e navi nella lotta
contro Annibale.
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Nell’
ultimo secolo della Repubblica, periodo successivo alle Guerre Puniche,
l’attenzione alle isole era rivolta soprattutto allo sfruttamento delle
risorse naturali, in ogni modo non così profiquo da portare al formarsi
di insediamenti intensivi.
Nella seconda metà del I
secolo, a.C. avendo Anzio bloccato il traffico piratesco, la costa
diviene una meta turistica con il conseguente sorgere di ville.
Per
tutta la durata dell’egemonia romana, anche le Isole ebbero
un’invidiabile prosperità. L’inizio dello sfruttamento edilizio delle
isole di Ponza e Ventotene si fa risalire ai primi anni del regno di
Augusto; quest’ultimo con la Lex Julia le trasformò in luogo di esilio per le famiglie imperiali.
La
costruzione romana più caratteristica a Ponza è conosciuta con il nome
di “Grotte di Pilato”, visibili dal Faro. Esse sono costituite da
numerose piscine collegate tramite canali per il ricambio delle acque,
in cui venivano allevate murene. Probabilmente il Murenario apparteneva
alla soprastante villa di epoca Augustea di Punta della Madonna.
Nel
I secolo a.C. fu ridisegnata la topografia dell’isola di Ponza. La
scelta della rada di Santa Maria, per la sua posizione maggiormente
protetta dalle correnti e dai venti, come luogo di trasformazione per
il porto, obbligò la realizzazione di strutture (tunnel, tagli
stradali…) atte a collegare la zona al resto dell’isola, consentendo a
sud-est la fruizione fino a Punta della Madonna, a nord l’accesso alle
Forna, dove era ubicato l’acquedotto.
Attualmente il
golfo di Santa Maria si è in parte insabbiato, ma a circa 100 metri
dalla riva, affiorano strutture murarie in “Opus Reticolatum”, che
costituivano parte dei moli dell’antico porto romano.
I
Romani organizzarono nella baia di Chiaia di Luna un porto ausiliario,
oggi scomparso, sfruttato a secondo dello spirare dei venti.
I
tunnel di maggior pregio, realizzati in epoca romana, sono tre: due si
trovano nei pressi di Giancos ed il terzo, lungo circa 170 metri,
conduce da Santa Maria alla Cala di Chiaia di Luna. Le pareti del
tunnel sono in “Opus Latericium” e “Reticolatum”.; ampie prese d’aria,
poste alla sommità, garantivano la luce internamente.
I
Romani inoltre, costruirono ingegnose opere idrauliche. Un imponente
acquedotto, ad oggi parzialmente rovinato dallo sfruttamento della cava
di bentonite, convogliava l’acqua da Le Forna fino a Cala Inferno,
quindi fino a Sant’Antonio e Santa Maria attraverso un sistema di
cunicoli fino al porto.
Oltre agli acquedotti pubblici
si sono conservate molte cisterne, che appartenevano ad altrettante
ville; si tratta di ambienti a più navate, con copertura a crociera.
Per
quanto riguarda gli insediamenti residenziali di epoca romana, per lo
più appartenenti al periodo Augusteo, a Ponza, la tipologia è
strettamente condizionata dalla conformazione geomorfologica ed
orografica dell’isola; ciò spiega i resti di molte strutture murarie
legate ad opere di terrazzamento piuttosto che ad impianti di tipo
residenziale.
La diffusione di culti orientali in Età Imperiale è
testimoniata a Ponza dai resti ben conservati del Mitreo, che
attraverso ornamenti di stucco colorati raffigura i segni dello Zodiaco. |
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ETA’MEDIOEVALE |
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Fonti storiche attestano di un Concilio in questa data che si svolse a
Ponza; questo a testimonianza che a quest’isola era già rivolta
l’attenzione del mondo Cristiano, ancor prima che gli eventi storici la
portarono ad essere una meta di rifugio. |
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Sarebbe deceduto a Ponza papa Silverio, ora patrono dell’isola. Il suo
pontificato fu molto breve, condizionato dalle lotte politiche (tra
Bizantini ed Ostrogoti) e religiose di quegli anni. L’imperatrice
Teodora lo fece accusare falsamente di tradimento, spogliato delle
vesti papali fu esiliato quindi a Ponza dove visse nella preghiera
secondo la regola benedettina.
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Da questa data, per sfuggire ai Longobardi che si erano protratti fino
in Campania, i rifugiati scelsero come meta Ponza e Ventotene. Le lotte
che perversarono tra Longobardi, Bizantini, Goti, Visigoti, Vandali, e
che si susseguirono nel Tirreno per tutto il Medioevo, coinvolsero
indubbiamente anche il destino dell’Arcipelago.
Ponza e in minor misura Ventotene, oltre ad essere un luogo di sicuro rifugio, rispecchiavano quei valori di pietas atti alla ricerca della pace dell’anima. Questo rende chiara la ragione
dell’arrivo di monaci ed eremiti, che si fecero fondatori di chiese e
monasteri.
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813 |
I Saraceni sbarcarono a Ponza, depredando l’abitato e catturando, come
schiavi molti abitanti, compresi i monaci del convento benedettino di
Santa Maria |
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915 |
I Saraceni furono sconfitti da una Lega guidata da papa Giovanni X.
Il
Lazio e di conseguenza le Isole ebbero un periodo di rinnovata
tranquillità, testimoniata da una rinascita del monachesimo.
Documentazioni storiche attestano la consistenza di insediamenti
monastici Benedettini a cui subentrarono successivamente i Cistercensi.
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1063 |
Per tutto l’XI secolo forono fatte numerose concessioni da parte dei
duchi di Gaeta ai monaci benedettini e alla diocesi di Gaeta. A questa
data risale la donazione fatta dalla duchessa Maria e dal figlio
Atenulfo II al monastero di S. Teodoro e Martino di tutta l’isola di
Ponza. |
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1214 |
In questo anno la concessione appena citata, fu confermata.
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Onorio III impose a tutti i monaci benedettini l'obbedienza all’abbazia
Cistercense di Fossanova. Tutti i conventi insulari di conseguenza
subirono tale trasformazione.
Ancora oggi sono visibili strutture che concretizzano la
presenza di antichi monasteri: i Cistercensi edificarono a Ponza il
loro convento nella zona di Santa Maria, sulle rovine di un’antica
villa romana; si sono conservate tre ampie stanze di questo convento,
attualmente incorporate ad abitazioni private. Importante anche
l’antico monastero di Santo Spirito a Zannone.
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1243 |
Papa Innocenzio IV chiede al cenobio cistercense di San Vincenzo e
Anastasio alle Tre Fontane d’incorporare nel suo ordine il monastero di
Santa Maria di Ponza. |
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1249 |
Il monastero di S. Angelo di Gaeta risulta sottomesso al monastero di Santa Maria di Ponza. |
ALTO MEDIOEVO E RINASCIMENTO
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Il XIII secolo rappresentò dunque l’apice di un periodo di rinascita.
Dal XIV secolo in poi il destino delle isole fu fortemente condizionato
dalla presenza incontrastata dei pirati, che prevalsero su quella dei
monaci, che cominciarono ad abbandonare le isole. |
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A Gaeta fu' costruito il monastero di Santo Spirito di Zennone, a
ricordo di quello abbandonato a Zannone; ugualmente a Formia fu fondata
la chiesa di Santa Maria di Ponza e Sant’Anastasio per ricordare
l’omonimo monastero cistercense ponzese. Con questi due trasferimenti
ebbe fine la presenza monastica sulle Isole. Inizia un esodo degli
abitanti verso il continente. |
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1454 |
Alfonso
I d’Aragona scaccia i monaci da Ponza; che sono costretti a rifugiarsi
a Formia, dove costruiscono la chiesa di Santa Maria di Ponza.
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1477 |
Allo scopo di una riorganizzazione ed un ripopolamento, Sisto IV
concesse le isole in enfiteusi, a tre nobili napoletani; tra questo
Alberico Carafa, vero enfiteuta, favorì l’immigrazione di alcune
famiglie facendo edificare in Ponza una torre ed un forte in località
“il Cantinone”. |
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1479 |
Il 23 giugno papa Sisto IV, rinforzando l’obiettivo del mantenimento
della popolazione sulle Pontine, firmò una bolla che accordava
privilegi a chi le avesse abitate. |
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Il
26 marzo Paolo III (Farnese) concesse il titolo dell’abbazia di Santa
Maria di Ponza al nipote cardinale Alessandro Farnese, che concesse
l’Arcipelago “a titolo di feudo”. I Farnese, fecero riconfermare i
vantaggi che già Sisto IV aveva concesso agli isolani, noti, infatti,
come “Privilegi Farnesiani”.
Con l’arrivo di nuovi
coloni, aumentando la popolazione, si scelse la sporgenza della Madonna
come luogo di insediamento, proponendo la realizzazione di una cortina
di muraglia e di torri a scopo difensivo.
La gestione
del feudo però fu contrastata fortemente da rinnovate scorrerie
piratesche africane che si susseguirono nella prima metà del XVI secolo.
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1543 |
Sbarco sull’Arcipelago di Khayr-ad-Din detto Barbarossa. |
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1552 |
Ponza subi’ un ennesimo attacco da parte dei pirati, guidati da Dragut, che sbarcato sull’isola fece stragi e schiavi. |
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Le
autorità di Napoli sollecitarono il Papa ad interessarsi ad un progetto
di difesa delle isole di Ponza e Palmarola: l’architetto cinquecentesco
Francesco de’Marchi approdò a Ponza, facendo dei rilievi e delle
proposte; in questo contesto si inserisce la scelta della sporgenza
della Punta della Madonna come luogo idoneo al sorgere della città.
Sotto il profilo territoriale e difensivo si propose la realizzazione
di una cortina di muraglia e torri, secondo i criteri
urbanistico-militari dell’epoca.
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1557 |
Navi turche utilizzarono Ponza come base per scorrerie nel Golfo di Napoli. |
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Fu
inviato a Ponza Bartolomeo Ceva da Ottavio Farnese allo scopo di
riorganizzare l’assetto amministrativo e militare. Il duca Ottavio fece
disegnare dai geografi i primi rilievi dell’arcipelago.
Nello
stesso anno, alcuni coloni, mandati dai Farnese sull’isola, si
stabilirono nei pressi di una torre rotonda (ora sommersa), innalzata
su un’isoletta collegata al molo, abitando vecchie grotte e scavandone
di nuove.
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1574 |
Il governatore di Gaeta Luis De Barrientos accertava l’esistenza, oltre
la torre rotonda, anche di una torre quadrata, posizionata a Punta
della Madonna. |
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1605 |
Carlo Gonzaga, duca di Neveres, progetto’ di stabilire a Ponza una base
per la flotta pontificia, per stroncare la pirateria turca, ma la sua
proposta non fu accolta. |
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1650 |
I Saraceni espugnarono nuovamente Ponza facendo saltare con barili di
polvere da sparo la Torre di Guardia del porto, che era sul molo, oggi
non più esistente. |
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1695 |
Ponza venne, per breve tempo, presa dai Francesi che la trasformarono
in un avamposto navale, allo scopo di interrompere le comunicazioni tra
il Regno di Napoli e la Spagna; poco dopo le truppe spagnole del duca
di Najera la riconquistarono. |
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1696 |
Il Trattato di Rijswijk riconobbe ai Farnese la sovranità sull’Arcipelago. |
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DALLA COLONIZZAZIONE BORBONICA ALLA RESTAURAZIONE
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Elisabetta
Farnese cede al primogenito Carlo III di Borbone, già re di Napoli da
tre anni, ogni diritto sui cespiti farnesiani, tra cui anche le Isole
Pontine.
Giuridicamente, queste ultime passavano dall’infeudalesimo del primo Farnese alla definizione di un patrimonio privato dei Borboni.
Il 30 ottobre Carlo III accorda ai coloni ischitani vantaggi perché risiedano sull’isola di Ponza.
Nell’attesa
di assegnazioni in enfiteusi perpetua, i coloni incominciarono a
ripopolare le isole, occupando in principio grotte. Definite tali
assegnazioni, per decreto reale, rimaneva al re, nella sua duplice
condizione di monarca e proprietario privato, la zona attuale de “Le
Forna”; i servizi della collettività si articolarono linearmente lungo
Punta della Madonna.
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Il 6 ottobre Carlo III diventa re di Spagna, lasciando il trono di
Napoli al figlio Ferdinando IV, che decise di trasformare le Isole
Pontine in floride colonie, portando avanti un progetto difensivo ed
urbanistico di notevole carattere socio- economico. Non soltanto allo
scopo di un ripopolamento e di uno sviluppo economico, ma anche al fine
di un’affermazione della sovranità dei re di Napoli contro le pretese
dello Stato Pontificio sul territorio pontino. |
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1768-1770 |
Si eseguirono rilevamenti e si elaborarono progetti per il porto di
Ponza e di Ventotene, la cui realizzazione fu affidata al maggiore del
genio Antonio Winspeare, assistito dall’ing. Francesco Carpi. |
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1770 |
Le isole vengono assegnate alla diocesi di Gaeta.
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Le
migrazioni verso le isole, iniziate già dal 1734, vengono ad aumentare
in modo sostanziale con la decisione di mandare a Ponza e a Ventotene
gli abitanti dei comuni vesuviani colpiti dall’eruzione del vulcano.
Come altre zone già insediate, anche Le Forna, nucleo rurale, venne riorganizzato, sotto il coordinamento del Carpi;
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1772-1780 |
Inizialmente per motivi di difesa fu costruito a Le Forna il Forte
Papa, oggi in rovina. Con la crescita della popolazione insediata si
realizzò in maniera definitiva la strada di collegamento con Ponza-
porto, la scalinata per giungere a Cala Inferno e la chiesa neoclassica
dell’Assunta (1772-1774). |
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Si
diede inizio ai lavori per l’esecuzione del porto di Ponza, seguendo i
disegni del Winspeare; le realizzazioni del nuovo molo con la lanterna,
dell’abitazione del Governatore, dei magazzini (oggi Caserma dei
Carabinieri), della chiesa neoclassica della SS.Trinità e dell’edificio
Governativo, diedero una caratteristica del tutto nuova all’assetto
urbanistico.
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1778 |
Il vescovo di Gaeta, Pergamo, consacra la chiesa di Ponza alla Trinità, a San Silverio e a Santa Domitilla. |
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1779 |
Completamento delle opere murarie del porto di Ponza. |
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1789 |
Il censimento fatto in questo anno rileva che a Ponza vivevano 969 abitanti.
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Lo sviluppo di Ponza subì un grave arresto a causa di una crisi
economica e per l’insorgere della Rivoluzione Francese e la discesa di
Napoleone in Italia
A Napoli i rivoluzionari, appoggiati dalle truppe
napoleoniche, proclamarono la Repplubica partenopea, costringendo i
Borboni a ritirarsi sotto la protezione della flotta inglese.
I
militari in servizio a Ponza, guidati da Luigi Verneau e dallo stesso
Francesco Carpi, aderirono al governo repubblicano di Napoli.
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Luigi Vernau, dopo la fallita rivoluzione libertaria partenopea antiborbonica, fu impiccato a Ponza.
Poco
dopo gli Inglesi, dopo aver conquistato Procida ed Ischia, sbarcarono a
Ponza, stabilendo un’amministrazione borbonica, presieduta dal De
Curtis. Con il ritorno di Ferdinando si ristabilì la pace sull’isola.
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1806 |
I Francesi rioccuparono l’Italia meridionale; Ferdinando, sotto la
protezione degli Inglesi, riuscì a mantenere il controllo sulle isole
di Capri, Ischia, Procida e Ponza. |
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1807 |
Il Principe di Canosa assunse il governo di Ponza con lo scopo di organizzare, con i corpi militari nell’isola, la liberazione di Napoli dal dominio francese |
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Subito dopo la caduta di Capri, anche Ponza finì nelle mani dei
Francesi: il Murat, a cui si deve l’introduzione sull’isola del
telegrafo (a Monte Guardia), elevò Ponza a Comune, confermando ai
Ponzesi le franchige stabilite dai Borboni. Malgrado questo, lo stesso
Murat non riuscì a debellare gli attacchi della pirateria, che
continuarono ad influire negativamente sullo sviluppo di Ponza. |
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1813 |
Gli Inglesi conquistarono Ponza e l’ammiraglio Carlo Napier venne
nominato conte dell’isola. Gli Inglesi riorganizzarono le
fortificazioni in una località di Ponza nei pressi di monte Core,
denominata tutt’oggi campo inglese. |
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1815 |
IL trattato di Vienna (29 aprile) restituì le isole ai Borbone.
Ferdinando, con atti successivi del 14 agosto 1815 e del 30 gennaio
1817, ne confermò la cessione al patrimonio del regno. |
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1816 |
Le isole vennero confermate comuni da Ferdinando.
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1820 |
Ponza divenne luogo di confine per i relegati. In questo periodo di
tempo, fino al 1859, la popolazione a Ponza salì a 2375 unità. |
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1837 |
Una violenta epidemia di colera colpì Ponza, senza però incidere in modo sostanziale sullo sviluppo della popolazione. |
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Il 16 giugno sbarca sull’isola il Mazziniano Carlo Pisacane; il suo
scopo era quello di reclutare volontari tra i relegati politici per
liberare il Cilento dall’oppressione borbonica, ma la sua impresa
fallì, non avendo trovato appoggio da parte dei contadini sul luogo
dello scontro. |
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1860 |
Garibaldi, avanzando da Marsala costrinse il nuovo re di Napoli
Francesco II a ritirarsi a Gaeta; il parrocco di Ponza Giuseppe
Vitiello, capo del partito clerico-borbonico, fornì supporto agli
assediati di Gaeta. Francesco II, abbandonato dai Francesi, dovette
arrendersi e così Ponza entro’ a far parte del regno d’Italia. |
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1881 |
Lo sviluppo demografico era in continua crescita, in questo anno Ponza contava 3739 abitanti. |
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1868-1898 |
Il Sindaco di Ponza è il De Luca; rappresenta un periodo di crescita
per l’isola: viene completato il cimitero a Punta della Madonna e si
portano a termine i trafori di Giancos e di Sant’Antonio. |
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Primi anni del 1900 |
Nell’età Giolittiana, Ponza continua a progredire economicamente:
sorgono nuovi cantieri ed il continuo aumento di popolazione incrementa
la crescita dell’edilizia pubblica. Questo sviluppo nel campo della
costruzione di nuovi edifici è testimoniato dalla frequente presenza di
palazzi liberty, caratteristici degli anni venti, nei centri storici
dell’isola. |
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1901 |
Ponza conta 4620 abitanti. |
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1904 |
Costatato il ruolo di centro turistico che Ponza va via via assumendo,
inizia il primo collegamento regolare estivo Span, Anzio-Ponza-Napoli,
con il Lampo. |
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1906 |
Su progetto del 1900, viene iniziata la ristrutturazione del bacino portuale. |
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1915-1918 |
Con lo scoppio della I Guerra Mondiale, gli scambi commerciali subirono
un rallentamento e quindi l’isola risentì di un calo economico. Durante
un conflitto a largo di Zannone, 35 Ponzesi persero la vita con
l’affondamento del veliero a motore “Corriere di Ponza” silurato da un
sottomarino tedesco. |
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1925 |
Sotto
il periodo fascista fu costruita una piccola centrale elettrica. Nello
stesso anno è resa carrabile la strada che collega Ponza Porto con
l’abitato de Le Forna.
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Mussolini relego’a Ponza gli oppositori più pericolosi. |
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1935 |
I confinati politici di Ustica furono trasferiti a Ponza. |
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1931 |
La popolazione di Ponza raggiunge il massimo storico di 6827 abitanti.
Durante la seconda guerra mondiale, inizia un costante esodo della
popolazione esistente. |
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1934 |
Proseguono i lavori di ristrutturazione del bacino portuale con la sistemazione della banchina e dello scalo.
L’Arcipelago
pontino, prima compreso nella Prefettura di Caserta, in questo anno fu
assegnato alla nuova Circoscrizione di Littoria (divenuta Provincia con
il nome di Latina nel 1945).
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1935 |
Ha inizio l’attività della miniera di bentonite a Le Forna. |
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1941 |
Ponza divenne nuovamente luogo di confino |
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1942 |
Vengono inviati a Ponza prigionieri greci, albanesi e slavi. |
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1943 |
Il 24 luglio il piroscafo “Santa Lucia” fu affondato da un
aereosilurante. Mussolini è a Santa Maria. L’8 settembre gli Inglesi
stabilirono a Ponza un centro logistico in vista delle operazioni su
Anzio e Nettuno. Dopo la seconda Guerra Mondiale, la povertà che
investì l’isola, indusse molti Ponzesi ad emigrare in America |
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1950 |
L’attività turistica aumento’ fortemente, grazie al ripristino del collegamento con Anzio. |
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1956 |
Viene completata la realizzazione del braccio esterno frangiflutto del porto. |
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1970 |
Sono stati eseguiti i rilievi aerofotogrammetrici essenziali per un’approfondita immagine del territorio. |
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1975 |
Viene chiusa la miniera per l’estrazione di bentonite della cava in località Le Forna.
In
questo anno si è dato inizio alla pianificazione urbanistica,
avvalorata dalla formulazione del secondo Piano Regolatore di Ponza,
adottato nel 1983
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